Chi l’avrebbe detto che i grandi brand della moda avrebbero considerato ristoranti e hotel come fossero pezzi pregiati delle loro collezioni?

Invece, da qualche tempo, l’imprenditoria del lusso e del fashion ha cominciato a guardare al settore dell’hotellerie e della ristorazione come possibile investimento parallelo o come una modalità per far confluire un’idea stilistica non più solo in un vestito o un gioiello, ma anche in un’experience. Sulla scia di questa tendenza un grande marchio come Bulgari ha creato la sua catena di hotel e ristoranti stellati nel mondo e anche colossi del fashion come Armani e Versace possono adesso contare su dorate strutture alberghiere di lusso a Milano, a Dubai e in Australia.

Questa new wave del fashion che incontra il cibo però era già stata scoperta e sviluppata ante litteram da due imprenditori italiani, Marco Bonaldo e Alessandro Maria Ferreri, che ancora oggi, con precisa strategia e molto fiuto, si occupano quotidianamente di far sposare il buono ed il bello per i loro numerosi ed esigenti clienti internazionali.

Marco da un lato, a capo di Galateo & Friends, che da 30 anni si occupa di olio extravergine di oliva di altissimo livello costruendo importanti collaborazioni con Alain Ducasse e Massimo Bottura; dall’altro Alessandro, ceo di The Style Gate, che da ingegnere carismatico con più di 20 anni di carriera in prestigiosi brand del lusso, ormai da cinque anni ha acquisito il monopolio dell’advisory nel lusso in versione boutique hotel. A lui si rivolgono innovative startup o celebri imprenditori di lungo corso per farsi guidare operativamente nell’agitato mare del fashion, dove Alessandro si destreggia molto bene.

I due, già 20 anni fa, dopo essersi conosciuti e aver coniugato le proprie passioni (Marco è infatti anche un grande appassionato di moda e Alessandro un raffinato gourmet), avevano capito che il mondo del lusso prima o poi avrebbe dovuto buttare un occhio al food, in quanto, con l’evolvere dei comportamenti del consumatore, presto il mondo della gastronomia avrebbe avuto bisogno del fashion per vestirsi.

Da qui parte l’idea dei due manager che, fin da subito, non hanno voluto fare di questo progetto una semplice idea amatoriale ma, mettendo a frutto le reciproche capacità ed esperienze, hanno pensato di farne un serio e ambizioso progetto di business al servizio dei colossi del lusso che presto ne avrebbero avuto bisogno.
Sono così nate preziose bottiglie di olio extravergine di oliva e pregiati aceti balsamici per Armani hotels (dopo aver creato piccole bottiglie per il room service), raffinati condimenti per i palazzi Versace di Dubai e Gold Coast, fino ad arrivare a una sparkling partnership con Swarovski e a due bottiglie di extra vergine e olio al peperoncino destinate al ristorante milanese Ceresio 7, disegnate da Dean e Dan Caten di Dsquared2. Il tutto passando per l’esclusiva mondiale da dieci anni su tutti i 10 Corso Como restaurant e le collaborazioni con il celebre architetto spagnolo Lazaro Rosa Violan (autore de El National a Barcellona) o con designer del calibro di Sam Baron, Paola Navone e Tricia Guilt.

Questo lungimirante tandem di imprenditori, che tutt’ora continuano ognuno con mano salda a gestire il proprio business, che seppur sempre in crescita non è certo al sicuro dai noti scossoni del mercato, ha dunque mostrato la via del food and fashion al mondo del lusso quando ancora questo non veniva considerato un modello di business percorribile.

Tra Marco ed Alessandro c’è una ripartizione di compiti ben precisa, dove tutto ormai è diventato a carattere completare: Marco è un tecnico del prodotto, un esperto del settore del luxury food ed è beniamino dei più grandi chef stellati al mondo (da Heinz Beck a Luca Fantin), mentre Alessandro, strategico esperto del lusso e delle relazioni (il suo network di contatti mondiali si dice essere secondo a pochi), si occupa di business development e di tutti i dettagli economico-legali delle partnership. Insieme invece sviluppano il prodotto, le idee, dal packaging alla comunicazione, mettendo a disposizione i reciproci talenti.

Il segreto del successo del progetto, l’abbiamo dunque capito, è racchiuso in due componenti principali: il prodotto di altissima qualità e il modo di comunicare. L’olio è lì, si può assaggiare, non ha misteri. Ma la comunicazione invece è molto particolare, quasi controcorrente rispetto al prodotto.
“Di solito il vino e l’olio comunicano nel momento della raccolta”, spiega Alessandro Maria. “Noi invece con l’olio extravergine di oliva abbiamo seguito la strada dello champagne, cioè abbiamo diviso il momento di comunicazione da quello della raccolta, puntando di più sul prodotto finito. Nel loro evolversi come prodotto di lusso infatti gli champagne sono sempre stati inclini a formare partnership con il lusso, sia dal punto di vista estetico (ricordiamo le bottiglie di Piper disegnate da Jean Paul Gaultier) ma anche dal punto di vista imprenditoriale (metà dell’acronimo Lvmh infatti si riferisce appunto a liquori e alcolici). Noi abbiamo quindi ripreso questa tendenza ma l’abbiamo applicata all’olio extravergine di oliva: impresa tutt’altro che semplice se consideriamo che la percezione dell’olio non è mai stata quella dello champagne e che la cultura che le persone ne hanno è ancora molto limitata”.

La prima battaglia che Bonaldo e Ferreri hanno dovuto infatti portare avanti è stata quella di creare una cultura e una conoscenza del prodotto. L’olio, che in natura si presenta sotto migliaia di qualità e caratteristiche diverse, doveva essere prima di tutto il migliore in assoluto (e qui l’origine di Marco dalle terre liguri-taggiasche ha chiaramente fatto la differenza).
In secondo luogo la scarsità del prodotto, la difficoltà di lavorare la più piccola oliva in natura e la complessità di gestire una raccolta, che è la più lunga in natura (da ottobre a marzo), generavano immediatamente un risultato tanto raffinato quanto ovviamente costoso.
Data però un’offerta di mercato vastissima e a tutti i prezzi, come dunque spiegare che l’olio extravergine di oliva è un vero dono degli dei? (si dice che appunto fosse stata proprio la dea Atena a regalare all’uomo la prima pianta di olivo). Qui si è giocata dunque la vera sfida di questa coppia di tenaci imprenditori: prima creare cultura, poi autorevolezza nella percezione e dunque offrire al mercato prodotti e servizi che strizzassero l’occhiolino al lusso attraverso ricercati packaging e progetti particolari. “Insomma”, dice Bonaldo, “Alessandro e io, grazie alle reciproche esperienze, siamo riusciti a portare avanti un pioneristico progetto imprenditoriale adottando una comunicazione fondata su un prodotto finito eccezionale, che però vestiamo con abiti diversi dove Alessandro reperisce i sarti e insieme confezioniamo il vestito”.
Non è una sorpresa quindi che questo smart-duo, non solo sia uno dei primi punti di riferimento nel lusso quando si parla di coniugare due mondi apparentemente lontani come il food e il fashion, ma che si siano anche divertiti di recente a stringere ancora di più il sodalizio scrivendo un libro a quattro mani edito da Mondadori, 15 chefs fuori posto, dove hanno preso i loro amici chef e, incoraggiati da una toccante prefazione di Alain Ducasse, li hanno raccontati decontestualizzandoli dal loro perimetro di comfort.

Ma il bello deve ancora venire. Marco e Alessandro Maria stanno per lanciare altre due importanti partnership che vogliono tenere per il momento top secret ma soprattutto vogliono continuare con successo la vera celebrazione del buono nel bello.